Al parco con Lu Xun

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Shanghai è una città affascinante, ricca di angoli sconosciuti che nascondono piccoli e grandi tesori, spesso disseminati in verdi parchi periferici.
E’ il caso del museo dedicato al celebre scrittore Lu Xun che per molte di noi altro non è che una delle dieci parole con cui lo scritture Yu Hua descrive la Cina (Feltrinelli, 2012):
“Il destino di “Lu Xun” in Cina, da scrittore a parola e, poi, di nuovo da parola a scrittore, di fatto rispecchia il destino della Cina stessa. Lu Xun è la cartina tornasole dei mutamenti storici e degli sconvolgimenti sociali del paese.“
Si capisce bene cosa intenda dire Yu Hua conoscendo un po’ più da vicino Zhou Shuren ( lo pseudonimo deriva da Lu, il nome della madre, e Xun che significa ‘velocità, immediatezza’, con riferimento alla rapidità che doveva assumere la Cina sia sul piano politico che letterario per stare al passo con i tempi e con le grandi potenze del mondo)
Nato nello Zhejiang nel 1881 compì gli studî in Giappone dove si respirava un clima di forte rinnovamento e fermento culturale; qui compì il primo gesto di significativa rivolta contro l’impero Qing: si fece tagliare il codino, simbolo della secolare sottomissione alla dinastia straniera manchu e vera e propria “maniglia” usata dalla polizia imperiale per catturare manifestanti e rivoltosi.
Si iscrisse ad una Scuola di Medicina per il desiderio di studiare medicina occidentale e in tal modo promuovere nella sua madre patria la fiducia nel progresso e un cambiamento di mentalità nella consapevolezza che i metodi tradizionali cinesi non funzionavano ed erano praticati da ciarlatani.
Abbandonò però presto questo progetto convinto che fosse più urgente aiutare il suo popolo a sviluppare un senso critico e un’indole meno apatica e che la strada giusta fosse quella letteraria. Iniziò così una collaborazione con altri studenti e intellettuali cinesi e giapponesi a un movimento di rinnovamento politico e culturale che investisse la Cina e fosse capace di farla uscire da secoli di arretratezza e isolamento.
Intanto il 10 ottobre del 1911 scoppiò la “rivoluzione Xinhai” guidata dalla Lega giurata di Sun Yat-sen, che rovesciò l’odiata dinastia straniera dei Qing e portò alla proclamazione della Repubblica Cinese; Zhou, nonostante l’iniziale entusiasmo per la fine della dinastia manchu, si accorse ben presto che la Cina e il popolo cinese avevano in realtà ben poco da gioire e che sotto la maschera del grande cambiamento, poco o nulla era mutato.
Nel 1912 iniziò a lavorare al Ministero dell’Istruzione, prima a Nanchino e poi a Pechino. Nella capitale proseguì gli studi di letteratura classica, più quotidiana e popolare che trovarono riscontro nei racconti scritti in quegli anni, racconti che lo resero noto in tutta la Cina come il denunciatore dell’ipocrisia dell’etica tradizionale, il cui scopo era il mantenimento di un ordine in cui il più forte prevarica il più debole. Tra i principali bersagli polemici vi erano inoltre la futilità, accompagnata spesso da crudeltà, di comportamenti e credenze tradizionali, come la superstizione e la medicina popolare.
Proprio la sua profonda coerenza e volontà di denuncia di ogni prevaricazione lo costrinsero a scappare più volte fino a ridursi a vivere in semi clandestinità a Shanghai per sfuggire alle repressioni del partito nazionalista, qui morì di tubercolosi nel 1936.
Gli ultimi anni lo videro avvicinarsi al nascente partito comunista: nel 1930 entrò a far parte della Lega degli Scrittori di Sinistra, e scrisse opere di forte orientamento politico. Da questo momento in poi la sua fama di grande intellettuale e letterato crebbe, ma non accettò mai di entrare a far parte del PCC. Tuttavia, grazie alla grande fama che Lu Xun aveva acquisito negli anni, i comunisti cercarono di trovare in lui un alleato, anche se non in linea con l’ortodossia del partito, da poter sfruttare nella propaganda antinazionalista.
Mao Zedong lo definì infatti “tre volte grande”: grande letterato, grande pensatore, grande rivoluzionario: fu l’unico scrittore le cui opere si potessero leggere durante la Rivoluzione culturale.
Dunque Lu Xun ha vissuto momenti cruciali della storia cinese moderna (la fine dell’Impero, il conflitto sino-giapponese e le guerre civili che hanno portato alla fondazione della Repubblica popolare) e li ha trasformati in racconti e romanzi manifestamente allegorici sulla Cina e sulla costruzione (o distruzione) della sua identità di nazione moderna.
Non ci stupisce assolutamente il tributo che gli dedica Yu Hua anche lui impegnato a rappresentare i cambiamenti e le contraddizioni della sua patria sotto le mentite spoglie di racconti surreali anche se, forse, tra i due scrittori una certa distanza c’è in termini di forza e coraggio di perseguire i propri convincimenti.
Lu Xun Park, 2288 North Sichuan Rd; 鲁迅公园内, 四川北路2288号

 

Simona Naretto

 

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