ADIS è fatta dalle donne ed è a servizio delle donne. Un gruppo eterogeneo che accoglie tante anime diverse con un denominatore comune: lo status di espatriata.
L’espatrio al femminile offre molteplici spunti di riflessione ed esame e in questa intervista ho deciso di presentarvi una donna che ha saputo “reinventarsi”.
Essendo tutte noi espatriate sappiamo cosa questo termine indichi, quante volte ne abbiamo sentito parlare, quante volte è stato oggetto di discussione in blogs, ricerche, gruppi online.
Ma quale connotazione assegniamo a questa parola? In questa mia vita nomade ho incontrato tante persone con esperienze diverse tra loro ma che in comune hanno il cambiamento. E in ognuna di loro ho letto il coraggio di intraprendere una strada diversa, di mettersi in gioco in un ambiente con caratteristiche e dinamiche lontane dal proprio background, di lanciarsi in attività che mai avrebbero pensato di poter attuare.
Personalmente ritengo che “reinventarsi” non significhi aver perso la propria professionalità, dover ricercare (forzatamente) una nuova identità lavorativa, ma la possibilità di sperimentare, di scoprire un nuovo io.
Uscire dalla propria comfort zone e dover affrontare situazioni inusuali ci porta necessariamente a ricercare strumenti nuovi, di cui magari eravamo sprovvisti ma che ci accorgiamo di avere dentro di noi. E quindi scopriamo che è possibile, scopriamo di essere più forti, più capaci.
E qualcuna trova il coraggio di provare qualcosa di diverso e credo sia importante conoscerle, offrire la possibilità di raccontarsi. Una occasione per loro di rileggere quanto compiuto e un incoraggiamento per chi legge.
Benvenuta a Maria Antonietta Caruso, una giovane donna che ha deciso di avvicinare il mondo dell’arte ai bambini.
Originaria di in piccolo paesino siciliano in provincia di Siracusa, Sortino, si trasferisce all’ Accademia di Belle Arti di Catania per gli studi universitari. Dopo la laurea decide di frequentare un master in grafica pubblicitaria a Napoli, dove risiederà per due anni.
Complice l’amore, si sposta a Milano ed intraprende la carriera di grafica pubblicitaria presso uno studio locale. Un mondo nuovo e molto stimolante che la porta ad entrare in una delle agenzie di pubblicità internazionali presenti nel territorio e nella quale opera come Art Director per circa 7 anni.

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1. Cosa ha significato per te l’espatrio? Spesso trasferirsi significa anche terminare una attività professionale, una carriera se non si ha la possibilità di mantenerla. Hai vissuto questo momento come un capitolo che si chiude? Come una opportunità di cambiamento, di scoperta?
Il lavoro che ho svolto per circa 7 anni lo considero una esperienza meravigliosa, per un creativo è il lavoro più bello del mondo. Ma non lascia spazio alla vita personale e dopo la nascita di mia figlia ho dovuto scegliere e in quel momento è arrivata la proposta di lavoro per mio marito dalla Cina. Allora mi son detta “ma si andiamo a vedere come si vive a Shanghai” e ho deciso di licenziarmi. Non posso negare che lasciare il lavoro sia stato doloroso, però l’espatrio per me ha significato mettersi alla prova, mi sono detta “ce la posso fare”. Ed è stato un cambiamento molto forte anche perché la mia condizione è abbastanza pesante. Mio marito sin dall’inizio ha sempre vissuto nella provincia dello Shandong e torna solo i fine settimana (scherzando dico che ho un marito partime) ed io sola con una bambina di appena due anni.
Il primo anno è stato l’anno del terremoto, una grande scossa alla mia vita; poi il secondo è stato di assestamento e il terzo di ricerca ed è quando ho deciso che era il momento di fare qualcosa.

2. E’ stato difficile “reinventare” la tua posizione professionale?

Già ai tempi dell’università ho dovuto reinventarmi. Al terzo anno di corso mi sono appassionata alla didattica dell’arte moderna e contemporanea e ho deciso di iniziare la mia tesi già allora e ho passato un mese di ricerca presso il Museo d’Arte moderna di Bologna, in quel momento uno dei poli più importanti per la didattica museale. Dopo la laurea però ho dovuto mettere da parte questa mia passione poiché in Italia era molto difficile entrare a lavorare nei musei e ho quindi intrapreso una strada diversa: grafica pubblicitaria. Il trasferimento a Milano è stato il presupposto per conoscere un mondo a me prima sconosciuto. Milano è la città per eccellenza per la pubblicità, sono presenti le migliori agenzie del settore grafico ed ho scoperto delle figure professionali di cui non sapevo l’esistenza. Quindi per me il trasferimento è fonte di conoscenza, di opportunità.

foto inter Marianto

3. Puoi raccontarci in cosa consiste il tuo progetto e come iniziato?
Il caso ha voluto che incontrassi una persona amante dell’arte come me e con tanta voglia di fare e quando, parlando della mia vita, le ho detto della mia passione per l’insegnamento dell’arte ai bambini è partito il nostro progetto. Lei avendo una formazione in Marketing ha gestito la parte pratica di location e contratti e ha trovato il posto adatto, così abbiamo affittato lo spazio in un asilo e siamo partite con “Art Experience”. Si tratta di realizzare dei laboratori d’arte per i bambini; partendo da un qualsiasi artista, studiamo un percorso didattico creativo incentrato sull’esperienza personale di ogni bambino.

4. Alla luce di quanto detto, come valuti la tua esperienza, la tua nuova vita lavorativa?
E’ stata un’esperienza veramente interessante e SHANGHAI si presta molto per questo tipo di attività; tutto è facile, senza burocrazia e velocissimo. Solo con il passaparola ho avuto alcune collaborazioni con delle scuole ma adesso mi sono dovuta fermare per via della seconda gravidanza. Mi prendo un’altra pausa e intanto penserò a qualche nuovo progetto.

 

Sabrina Galasso

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